Ciao Rose

Non doveva andare così.

Dovevamo invecchiare insieme.

Tra una quindicina d’anni sarei venuta in campo e ci saremmo raccontate i nostri acciacchi.

Avresti appoggiato il tuo strano muso sulle mie ginocchia e mi avresti raccontato di come quel mattino il sole si fosse nuovamente alzato tra i vigneti indorando il bosco. Mi avresti raccontato di come la sera ti eri addormentata insieme a Frenci e Ciuchino, i due asinelli ed Elena,  la tua compagna di vita.

 Magari ti saresti lamentata perché le ossa ti facevano un po’ male e io ti avrei risposto che anche le mie non scherzavano.

Questo mi avresti detto perché anche le pecore parlano, parlano come i cani e i gatti e i maiali e gli asini e le capre e i conigli…parlano con gli occhi a chi sa ascoltare.

Ma non è andata così.

La diagnosi nefasta, ovvero una  malattia neurologica, è arrivata come un fulmine  a ciel sereno. Eppure pensavo che ce l’avremmo fatta. Ti avrei tenuta anche così’, persa nel tuo mondo, traballante, con quei movimenti scoordinati.

Se saresti caduta ci sarei stata io a tirarti su, avrei costruito un recinto solo per te se fosse stato necessario.

 

Abbiamo iniziato la terapia e io sono diventata brava a farti le iniezioni.

Non è servito a nulla.

Questa mattina è stato tremendo trovarti così. Distesa nella segatura  che avevi spostato fino ad arrivare al pavimento con i  movimenti scomposti e i tentativi di rialzarti anche se le zampe non rispondevano più.

Dolce piccola Rose, due anni di vita in comune, due anni di felicità di più non ho potuto darti. 

Thanatos. Tremendo nome per un farmaco che ha messo fine alle tue pene mentre con la testa appoggiata alle mie gambe eri già in un altro mondo ed io  ti sussurravo …dormi… e non smettevo di piangere.

Ciao Rose.

 

  

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